18:52 | lunedì, 22 ottobre 2007
in: il mio pensiero

C’era una volta… un uomo incapace


Plutone e ProserpinaPregiudizio è una “opinione fondata su convinzioni personali che non si basano sulla conoscenza diretta di fatti, persone, cose, ma su semplici supposizioni o convinzioni correnti che possono indurre in errore” (definizione presa dal dizionario di Italiano De Mauro).
Quanto sto per scrivere, non può essere quindi giudicato come tale in quanto la mia opinione, posta sotto, è fondata su conoscenze dirette di fatti, persone e cose.
La mia riflessione è scaturita da un discorso che quest’estate ha fatto un mio compagno del corso di teologia di base, riguardo alla differenza che c’è tra i ragazzi d’oggi e quelli della sua generazione (lui ha più di 50 anni); ha affermato che ormai i ragazzi non sono più capaci di corteggiare una donna e quindi, le povere ragazze, sono costrette, in ogni circostanza, a farsi avanti e fare loro la parte dell’”uomo”.
Inizialmente questo discorso mi aveva semplicemente fatto sorridere ma poi, riflettendoci su mi sono accorta della verità di quelle parole e ancor di più oggi, rivedendo il passato, ripensando al presente di allora e al futuro che è oggi, mi sono accorta che il mio compagno aveva effettivamente ragione.
Al giorno d’oggi non è raro sentire una ragazza pianificare il da farsi per conquistare un certo ragazzo o lamentarsi perché non sa più che pesci prendere. I ragazzi sono timidi, riservati e probabilmente impauriti anche a causa di quelle ragazze che qualcuno di mia conoscenza definirebbe, in maniera molto fine “profumiere”; ma è giusto che a causa di queste oche in calore, eternamente insoddisfatte, ci vadano di mezzo le ragazze sincere e affabili come noi? La risposta mi sembra abbastanza evidente, quindi eviterò di scriverla.
Purtroppo però, i ragazzi, anzi è più appropriato dire “gli uomini”, restano così, bloccati e chiusi dentro se stessi, come dei ricci di mare, che hanno paura di essere pescati dalla persona sbagliata, e quindi si chiudono ben bene nel loro guscio con l’intenzione, non tanto di ferire ma di proteggersi.
Tu, povera donna indifesa, non puoi fare altro a questo punto, che chiamare la tua più cara amica, o anche quella meno cara, per ideare un piano diabolico per conquistare e far cedere l’uomo che ti interessa ma per quanto tu possa fare, te lo dico fin da adesso, non ci riuscirai.
 
Tempo fa una mia amica mi chiese, per l’appunto, consiglio su cosa fare nei confronti di un ragazzo che le piaceva, ma gli aveva già chiesto di uscire, si era già fermata a chiacchierare con lui oltre l’orario previsto, e gli aveva già lanciato abbondanti segnali che lasciavano abbondantemente intendere che il suo interesse andava abbondantemente oltre l’amicizia, gli aveva praticamente detto in faccia quello che pensava ma niente, lui non l’aveva capito, o probabilmente (e me lo auguro perché se non l’aveva realmente capito era proprio stupido a livello celebrale) preferiva far finta di niente per timore di illudersi o perché preferiva credere il contrario. Conclusione? Nessuna.
Il mio consiglio non poté che essere “Diglielo direttamente” non c’era altra soluzione.
 
Un altro problema è che sembra che voi non abbiate voglia di parlare di voi stessi, completamente. Vorrei precisare che io sono contraria a chi racconta la propria vita nei minimi particolari a chi conosce a stento, ma quando si parla con qualcuno con cui si sta cominciando ad avere un minimo di confidenza, perché non accennare ad alcuni discorsi? Spesso la ragazza tenta questo tipo di approccio, aprendo “casualmente” un tipo di discorso che può facilmente giungere a un tipo di osservazione personale ma non eccessivamente privata da non poter essere espressa. Eppure voi, appena ve ne accorgete (e non capisco se ve ne accorgete o lo fate per sbaglio) fate cadere il discorso oppure lo sviate, mantenendo sempre il rapporto e la conversazione su qualcosa di vago, di semplice e di scherzoso. Scherzoso… dopo un po’ la ragazza comincia ad odiare questo scherzo, perché se prima era un trampolino di lancio, anzi, un cannone più che altro, puntato direttamente sulla sua “preda”, a lungo andare diventa l’impedimento più grande, perché tutto quello che fa e quello che dice viene visto come uno scherzo, e anche per lei diventa difficile capire se lui sta ancora scherzando o no…
Diventa sempre più difficile essere espliciti e sinceri.
 
Insomma, se una donna non vi interessa diteglielo, pensate che sia meglio illuderla per mesi e mesi finché non scoprirà che voi state con un'altra ragazza? Oppure non le dite niente perché avete paura che il suo sia soltanto un simpatico e “affettuosopiùdelsolito” atteggiamento da amica? Se non fate un passo anche voi, un passo verso di noi, non finirà mai questa storia. Sinceramente mi sembra che noi donne veniamo incontro a voi uomini copiosamente, con squilli, sms, contattandovi in chat, mandandovi e.mail, cercando di parlare sempre meno tra le righe ma senza essere troppo esplicite per non rovinare la magia di cui il corteggiamento è intriso. Avete forse bisogno di un contratto scritto e firmato che suggelli legalmente una volta per tutte che siamo interessate veramente a voi e che non ci dispiacerebbe affatto essere la vostra ragazza? (Mi scuso per l’assenza di virgole ma questa frase va letta tutta d’un fiato aumentando sempre di più il tono della voce).
 
Per uomo: non capiresti che mi piaci veramente nemmeno se ti baciassi
Da una donna
 

Questo post lo dedico a chiunque, attualmente, è interessato a un uomo, anche se è uomo anch’egli (ma specialmente a una donna).

Endymion e Selene

Scrittrice di Favole - Yappa


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23:29 | martedì, 04 settembre 2007
in: il mio pensiero

C’era una volta… la musica


Qualche giorno fa stavo, allegramente, facendo zapping quando mi sono soffermata su uno di quei “originalissimi” telefilm che fanno su disney chanel, dalle poche scene viste ho capito che parlava di alcuni adolescenti in una scuola di musica, ballo, canto e compagnia bella… La scena che ha scaturito a lungo andare il mio post di oggi (e che ha fra l’altro ha portato al cambiamento della colonna sonora di questo magnifico blog) è stata la seguente: una ragazza seduta al pianoforte suonava e un ragazzo la ascoltava, naturalmente appena lei se ne è accorta ha smesso e alla domanda di lui “Cos’era?”, riferito alla musica che poco prima la pianista stava suonando, rispose “L’inverno, di Vivaldi” e io ho detto a mia sorella “Non si capiva…”. Il fatto che non si capisse poteva essere dovuto a diversi fattori: 1. L’inverno (come le altre tre stagioni), è un concerto per violino, quindi deduco (non essendo io un esperta di musica mi scuso nel caso in cui stessi dicendo una grande e cosmica balla) che non si possa cogliere al meglio suonata solo da un pianoforte. 2. Lei non stava veramente suonando quello, solo che faceva figo dire “L’inverno, di Vivaldi”  3. Io non mi ricordavo completamente “L’inverno”. Il punto tre mi costrinse a precipitarmi al computer per ascoltarlo (dato che il mio giradischi è morto e non sepolto), cerca e cerca, non c’era… non c’era… Tra i file persi qualche mese fa c’era anche quello, c’erano tutte “le quattro stagioni” ed essendomi venuta una voglia matta di sentirle, le scaricai.

Non so come mai, da Vivaldi sono passata a Čajkovskij, di cui avevo già “il lago dei cigni”, “la bella addormentata” e naturalmente “lo schiaccianoci”e siccome sono circa 5 giorni che non faccio altro che ascoltare questi due autori, denigrando persino Beethoven con la sua “Pastorale” e “Sonata al chiaro di Luna”, e il mio adorato “Flauto magico” di Mozart, ho deciso di dedicare alla musica classica in generale e in particolare a Vivaldi e Čajkovskij, questo mio post di musica.

 

Pëtr Il'ič Čajkovskij (vi sfido a leggerlo bene) (1840-1893) si distinse molto dai suoi contemporanei, (Mili Balakirev, César Cui, Alexander Borodin, Modest Musorgskij e Nikolaj Rimskij-Korsakov) che svilupparono e seguirono il classico stile russo creato precedentemente da Michail Glinka. Il nostro autore infatti, risulta per molti aspetti, molto più vicino alla musica occidentale, più tosto che a quella russa, anche se è riconoscibile in molte delle sue opere quello stile che è tipico della sua terra (non è quindi un caso se ascoltando Čajkovskij mi tornano in mente le immagini del “Il Dottor Živago”).

La vicinanza allo stile occidentale è dovuta al fatto che Čajkovskij studiò molti autori europei, quali Mozart, Schuman, Bizet e altri.

Nonostante lui fosse, prima di tutto, un pianista, non si occupo molto della produzione di opere per pianoforte ma si dedicò soprattutto a composizioni che mettevano in risalto tutta l’orchestra, mostrando la sua straordinaria capacità di compositore.

La sua produzione consta di 80 opere, tra balletti, opere liriche, sinfonie, concerti, suite, variazioni…

 

Tralasciando noiose biografie, dirò che Antonio Vivaldi (1678-1741) fu innanzitutto un eccellente violinista, e da ciò sicuramente dipende il fatto che le sue prime opere, come del resto la maggior parte, erano sonate e concerti per violino.

Vivaldi fu un innovatore e la sua musica risultava apprezzata non solo dagli esperti e dagli accademici ma anche dai più ignoranti in materia (infatti a me piace molto), questo grazie alla sua abilità e alla sua capacità espressiva. La sua bravura era tale che il musicista Johann Sebastian Bach lo prese come esempio per moltissime sue opere, arrivando addirittura a copiare alcuni dei concerti di Vivaldi, al quale solo di recente è stata attribuita la paternità, in quanto si pensavano, originari non del grande musicista italiano, ma del tedesco, suo contemporaneo.

Durante il periodo classicista e romantico, la musica di Vivaldi fu meno apprezzata, in quanto non risultava in accordo con le tendenze del tempo ma nel novecento fu riconosciuto nuovamente il suo splendore.

Il numero di opere di Vivaldi è vastissimo ed è sempre risultato assai complesso stilare un catalogo esatto e preciso delle suo composizioni a causa della dispersione che si ebbe di queste, in tutta Europa.

Si contano, nonostante tutto, circa 600 fra concerti e sonate al quale vanno aggiunte un centinaio di composizioni di musica sacra, altrettanta musica vocale e 45 titoli di opere recentemente scoperte.

Se si parla di Vivaldi, la prima opera che ci viene in mente è sicuramente “le quattro stagioni”. Per ogni stagione Vivaldi compose un sonetto.

Tra i quattro concerti per violino, il mio preferito è proprio “L’inverno”, che l’autore ha diviso in tre momenti diversi della stagione creando così tre movimenti:

  • Il primo momento descrive il vento invernale ed è un “allegro non molto”, il sonetto recita:

Aggiacciato tremar trà nevi algenti

Al Severo Spirar d' orrido Vento,

Correr battendo i piedi ogni momento;

E pel Soverchio gel batter i denti;

 

  • Il secondo momento mostra invece la pioggia che batte sul ghiaccio ed è un “largo”:

Passar al foco i di quieti e contenti

Mentre la pioggia fuor bagna ben cento

 

  • Infine, l’ultimo movimento, che fa da chiusura a tutta l’opera, vuole rappresentare l’animo di chi accetta la realtà dell’inverno e quindi il vento, la pioggia e il gelo. “Allegro”:

Caminar Sopra il giaccio, e à passo lento

Per timor di cader gersene intenti;

Gir forte Sdruzziolar, cader à terra

Di nuove ir Sopra 'l giaccio e correr forte

Sin ch' il giaccio si rompe, e si disserra;

Sentir uscir dalle ferrate porte

Sirocco Borea, e tutti i Venti in guerra

Quest' é 'l verno, mà tal, che gioia apporte.

 

Si sarà intuito che un genere di musica che apprezzo molto è la musica classica, purtroppo non sempre apprezzata dalle persone della mia generazione, che non trovano soddisfacente in quanto non possono cantare mentre la ascoltando, ma a mio parere è proprio qui che sta la grandiosità della musica classica.

Se ogni tipo di musica ispira nell’uomo sensazioni, emozioni, stati d’animo differenti, la musica classica lo fa cento volte meglio, dando la possibilità all’ascoltatore di calarsi sempre di più in uno spazio di intimità e fantasia, che lo porta ad un tu per tu con se stesso, dandogli la possibilità di incontrare i sentimenti propri, e di riconoscerli e trasformarli con la musica, senza essere influenzato da una storia che non lo riguarda e che gli viene raccontata da qualcuno che canta sopra la melodia che sta ascoltando. La musica classica da la possibilità a chi ascolta di costruire la storia che si narra, tracciando per questi solo poche linee, di gioia, di tristezza o malinconia, ma permettendogli definire i dettagli e le immagini che si vogliono vedere, accogliendo ogni tanto qualche piccolo suggerimento che la musica stessa, delicatamente, si concede di dare.

È meraviglioso leggere un libro ascoltando musica fatta solo di melodia, perché ti trascina ancora di più nelle scene, e non ti distrae come farebbe una canzone pop, metal, o una sigla dei cartoni animati; ma anzi stimola la tua immaginazione portandoti al di là della parola scritta e mostrandoti realmente ciò che stai leggendo.

È incantevole, nel vero senso della parola, stare sdraiati nella penombra o nel buio completo, ad ascoltare un violino che canta una melodia che solo tu ascolti, o un pianoforte che ti racconta una storia che solo tu vivi, o un orchestra intera che esprime la tua rabbia, o un organo che ti ricorda il tuo smarrimento, portandoti continuamente in un viaggio in bilico tra la realtà della tua percezione uditiva e il sogno che la tua mente crea.

 

Buon ascolto…

Scrittrice di Favole - Yappa


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21:26 | martedì, 07 agosto 2007
in: il mio pensiero

C'era una volta… un invito a predicare


Prima di iniziare la mia riflessione desideravo dire, a chiunque leggerà queste righe, che mi ha molto offeso il fatto che nessuno ha voluto lasciare un commento, né positivo né negativo, sul post riguardante la donna, capisco che io ho sempre ragione e non c’era motivo di ribattere, però avrei gradito anche un “Oh divina Yappa, come sei brava a scrivere, le tue riflessioni così profonde mi riempiono la vita e le donano un senso!”, insomma niente di impegnativo, un commentino svelto e poco ridondante mi sarebbe andato benissimo.

 

La settimana scorsa sono uscita con un mio compagno di scuola, Vincenzo (nel caso in cui non ti faccia piacere il fatto che il tuo nome sia stato posto pubblicamente nel mio blog, ti prego di informarmi così che io possa eliminarlo ed eventualmente, sostituirlo), per andare a comprare un regalo, non avevamo particolare fretta ed eravamo abbastanza rilassati. Mentre stavamo camminando, un uomo anziano ci è passato accanto e ci ha porto un opuscolo un po’ stropicciato dicendo “Non vorreste conoscere la Bibbia meglio?”, forse le parole non erano esattamente quelle, ma il concetto si.

È proprio da questo incontro che parte la mia riflessione che fra l’altro ho avuto il piacere di fare ad alta voce, insieme a Vincenzo, in quale mi ha sostenuta nella mia posizione facendomi ulteriormente riflettere sulla questione.

Tralasciando la religione di appartenenza del suddetto uomo, quindi se era testimone di Geova, evangelico, cattolico, ortodosso, anabattista o che so io, il punto della questione è questa:

è risaputo che Gesù Cristo, con la sua venuta ha inviato i discepoli e i dodici ad annunciare il vangelo e a convertire le genti, ed è altrettanto risaputo che, ogni bravo cristiano (io parlo naturalmente per i cristiani perché sono una di loro) è invitato anch’esso a fare altrettanto, il punto della questione è: come fare?

Quando quel anziano signore mi ha fermato per strada, io per i primi 60 secondi, gli ho dato corda e gli ho risposto, affermando che io conoscevo già bene la Bibbia e stavo già provvedendo a conoscerla meglio, non con le mie sole forze, ma sinceramente dopo il primo minuto di conversazione mi stavo già annoiando, non solo perché lui continuava a dire le stesse cose, e anche alcune cose molto insensate, in quanto gli ho sentito accennare ad un certo Vangelo di Paolo (mi auguro che il suo sia stato solo un lapsus), ma più che altro perché mi rendevo conto che il suo sforzo non sarebbe valso assolutamente a niente, e che mi stava soltanto facendo perdere tempo, per cui dopo pochi minuti, che mi sono sembrati un interminabile eternità, ho accettato di buon grado l’opuscolo (così da avere finalmente via libera per andarmene), e me la sono filata via insieme al mio compagno.

Da questo avvenimento è nata la mia profonda riflessione.

In primis ho pensato che, se anche fosse stato un cristiano, e quindi avesse predicato qualcosa che mi interessava, io da brava cristiana come sono, non gli avrei prestato comunque molta attenzione dopo i primi 60 secondi, in quanto avevo da fare. Io ritengo molto inopportuno questo modo di fare, questo fermare la gente per strada per predicare, questo mettersi davanti le scuole e porgere immaginate di Cristo urlando “Dio ti ama, e ti vuole salvare”, anche perché:

1.       Se sei religioso, lo sai già che Dio ti ama e ti vuole salvare

2.       Se non lo sei, soprattutto se a dirlo è una persona di una certa età, penseranno che è una pazza che ha bisogno di farsi vedere da uno bravo.

Sinceramente non credo che i dodici apostoli e i discepoli fermassero la gente per strada, cosa molto stupida fra l’altro, dato che di solito una persona, se è per strada sta andando da qualche parte, e ha fretta.
Ora, per rendervi l’idea, vi immaginate Pietro che cammina per la via principale della vostra città, ad un certo punto vi ferma e vi porge un opuscolo e ti dice “Vorresti conoscere meglio la Bibbia?” oppure ancora più divertente, insieme a Giacomo, ti si avvicina mentre stai mangiando un grandissimo gelato con la panna e ti dicono “Non siamo testimoni di Geova, ma vogliamo annunciarti la parola di Dio!”, scusami ma che vuol dire? I testimoni di Geova soltanto possono farlo? Oppure non so, hanno qualche malattia infettiva, per cui se ti dicono “Non siamo testimoni di Geova” ti rilassi e li ascolti più volentieri? Questa spiegatemela, perché vorrei proprio capirla.

Leggendo queste mie parole, molti di voi, soprattutto i cristiani, penseranno che allora vado contro quanto ci ha indicato di fare Gesù, ovvero predicare il vangelo, ma io dico che non è così, perché io sono la prima a dire che dobbiamo dare testimonianza, ma non con le parole, perché a parlare siamo bravi tutti, ma con le azioni: si deve dimostrare di credere in Dio, in Cristo e nello Spirito Santo, ma si deve dimostrare con i fatti; si deve dimostrare pure che il vangelo salva, che Dio ti ama e ti vuole salvare, ma non urlandolo ai quattro venti, e facendosi ascoltare dai muri, ma con le nostre azioni.

Parlarne è anche giusto, ma c’è modo e modo, non è meglio parlarne con gli amici, o con persone con la quale comunque si ha una certa confidenza, in un momento in cui sai che sono disposti ad ascoltarti? Durante una cena per esempio, o un’uscita tra amici, in cui si parla del più e del meno. Sicuramente se incontri un tuo amico per strada non lo fermi per salutarlo e poi provi a convertirlo. Prima di provare a convertire gente che nemmeno conosci e che non ti considera nemmeno, prova a convertire le persone a te più vicine, o comunque ad aiutare gli altri a crescere nella fede, altrimenti vai a fare il missionario, vai in quei posti dove la gente vuole veramente sentire dare una testimonianza a parole (comunque il missionario che va nel paesino sperduto della Siberia già da una prova dell’esistenza di Dio con la sua scelta di vita e quindi le sue parole sono viste più come una verità).

Vorrei concludere dicendo un’ultima cosa, spesso ho sentito dire che i testimoni di Geova e gli evangelici sono da ammirare perché hanno il coraggio di andare in giro per la città a predicare, io oserei dire (e spero non si offenda nessuno), che hanno il coraggio di andare a rompere le scatole alla gente facendo perdere loro del tempo, ma comunque questo non credo si possa chiamare coraggio, perché ci vuole lo stesso coraggio nel chiedere a una ragazza per strada dove ha comprato la maglietta che indossa, oppure a chiedere al gelataio se ti fa assaggiare trenta gusti diversi prima di farti fare il gelato, e questo è sinceramente quello che penso, infatti se la persona che si ferma per predicare è un estraneo, che te ne frega di cosa pensa di te, se si farà dopo quattro risate? Niente, a meno che tu non sia così stupido da fregartene del parere di uno che nemmeno conosci; e se si ferma una persona che conosci, se ne parli a qualcuno che conosci? Perché ti importa tanto il suo giudizio? Se ti ama ti amerà anche dopo che gli avrai parlato di Dio e se non ti amerà più meglio così, si vede che non ti ama veramente già da prima e non era degno della tua amicizia e del tuo amore; se non ti ama, forse ti amerà dopo, e se invece ti disprezzerà di più che cosa ci hai perso? Insomma se Dio mi dicesse “C’è una sola cosa che devi fare per avere la vita eterna, vai a dire alle persone per strada che io le amo e le voglio salvare, va per strada e ferma la gente e in questo modo predica il mio Vangelo” io gli risponderei “Devo fare solo questo? Cavolo, è facilissimo, ho un posto in paradiso stra-assicurato!” (lo so Ylunio, a te avevo riportato una risposta diversa ma non posso scriverla sul blog).

Non andare in giro a decantare qualcosa in cui non dimostri con le azioni di credere, ma prima mostralo, vivi a testa alta, sorridendo e gioendo anche nelle difficoltà e così darai veramente testimonianza, solo dopo aver fatto ciò fermati a spiegare i misteri di ciò in cui credi, perché chi ti ama veramente, ti conosce abbastanza per amarti sempre qualunque cosa tu dirai.

 

Scrittrice di Favole - Yappa

 

PS. Se qualcuno vuole mi può suggerire un immagine da mettere nel post, io non ho avuto idee in proposito. Grazie


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22:25 | giovedì, 05 luglio 2007
in: il mio pensiero

C’era una volta… una donna


Venere di TizianoIn questo ultimo mese, mi è capito di avere a che fare più volte con l’argomento “donna”, il che mi ha fatto più che mai riflette su cos’è effettivamente  la donna, e la mia riflessione si è conclusa (conclusa fino ad un certo punto, perché mi auguro che il mio pensiero risulti sempre in evoluzione) ieri, quando la parola “donna” è stata la colonna portante della celebrazione della parola della mia comunità.

Per iniziare il mio discorso sulla donna, mi permetto di citare un grandissimo e famoso cantante italiano, Giorgio Gaber e il suo famosissimo monologo “Secondo me la donna…”, in cui alla fine esprime un concetto quanto mai essenziale, e importante che sarebbe opportuno che molti condividessero, e contro cui, purtroppo, si tende più che mai a lottare.

N.A.: è possibile che qualcuno conosca una versione un po’ diversa di questo monologo, questo perché Gaber era solito, nelle diverse performance, cambiare lievemente i suoi testi e i suoi monologhi.

“Secondo me la donna… e l’uomo, sono destinati a diventare uguali! In questa nostra epoca, la civiltà si è data un gran da fare per attenuare certe differenze che erano causa di profonda ingiustizia. C’è stato un graduale avvicinamento nel modo di comportarsi, di sentire, di pensare… insomma di vivere, fino alla tanto sospirata parità. Però, secondo me all'inizio di tutto c'è sempre una donna.
Secondo me la donna è donna da subito. Un uomo è uomo a volte prima, a volte dopo…a volte mai! Secondo me una donna è coinvolta sessualmente in tutte le vicende della vita. A volte persino nell'amore.

Secondo me una donna innamorata imbellisce. Un uomo... rincoglionisce.

Secondo me in un salotto quando non c'è neanche una donna è come recitare in un teatro vuoto, se invece non c'è neanche un uomo, tra le donne si crea una complice atmosfera di pace. Appena arriva un uomo è la guerra!

Secondo me un uomo che dice di una donna “Quella lì la da via”, meriterebbe che a lui le donne non gliela dessero proprio mai!

Secondo me una donna che dice a un uomo con cui sta facendo l'amore “Come con te, con nessuno!” andrebbe comunque arrestata per falsa testimonianza!
Secondo me per una donna che non ha fortuna in amore non si può usare il termine “sfigata”. Secondo me gli uomini si sono sempre occupati del potere sulle cose; le donne del potere sulle persone…ma questa è seria…

Secondo me le donne quando ci scelgono non amano proprio noi, forse una proiezione, un sogno, un’immagine che hanno dentro… ma quando ci lasciano, siamo proprio noi quelli che non amano più!

Secondo me una donna che si offre sessualmente a un uomo ed è respinta rimane sconcertata. Non ci può credere. Il suo primo pensiero è che lui sia omosessuale, ma in genere questa versione non regge. E allora pensa “Eh già, lui si difende… ha paura di essere troppo coinvolto emotivamente… oppure si sente bloccato dall'eccessiva eccitazione…”. Il fatto che lei possa non piacere è un'ipotesi che non può assolutamente prendere in considerazione!

“Donna, l'angelo ingannatore” l'ha detto Baudelaire.

“Donna, il più bel fiore del giardino” l'ha detto Goethe.

“Donna, femmina maliarda” l'ha detto Shakespeare.

“Donna, sei tutta la mia vita!” l'ha detto un mio amico ginecologo.

Si, secondo me la donna e l’uomo sono destinati a rimanere assolutamente differenti e contrariamente a molti, io credo che sia necessario mantenerle, se non addirittura esaltarle, queste differenze, perché è proprio da questo scontro-incontro tra un uomo e una donna che si muove l’universo intero. All’universo non gliene importa niente dei popoli e delle nazioni. L’universo sa soltanto che senza due corpi differenti e due pensieri differenti, non c’è futuro.”.

 

 

Mi sono permessa di mettere in evidenza le frasi sulla quale voglio incentrare la mia riflessione.

Il primo punto che vorrei analizzare si fonda sulla prima e sull’ultima frase evidenziate: “sono destinati a diventare uguali” “L’universo sa soltanto che senza due corpi differenti e due pensieri differenti, non c’è futuro.”.

Da sempre la donna e l’uomo sono stati considerati come entità molto diverse, e le donne sono state considerate alla stregua di animali, meno importanti di ogni altra cosa, un tempo non esisteva il concetto “Prima le donne e i bambini…”, le donne erano solo utili a fare figli (e hai detto nulla! Come qualcuno, giustamente, mi ha fatto notare, da questo punto di vista, noi donne siamo le più strette collaboratrici di Dio), ma le donne non avevano un loro pensiero, non erano viste come delle creature dotate di ragione, chi conosce i film della disney ricorderà sicuramente la canzone di Mulan, quella che cantano i soldati che sperano di conquistare qualche bella donna, la nostra cara Mulan, travestita da uomo, durante la canzone dice “E se pensasse un po’ anche lei? Se ragionasse, sai?”, se avete presente questa canzone allora ricorderete anche le facce dei soldati, dopo la frase di Ping  (ovvero Mulan). Tuttavia, col tempo, le donne si sono rese conto di questa loro posizione scomoda, e hanno cominciato a lottare per essere considerate al pari degli uomini, per avere gli stessi diritti e doveri, e ci sono riuscite completamente quando nel 1946 hanno ottenuto il suffragio universale (anche se nel Regno Unito, le donne potevano votare già dal 1918). Ormai non esiste un lavoro che una donna non può fare, non esiste un luogo dove una donna non può entrare (le donne possono entrare anche nei bagni e negli spogliatoi maschili se sono loro le addette alla pulizia, per esempio), ormai le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, questo però, fortunatamente non rende l’uomo e la donna uguali, ma nonostante questo l’umanità si sforza ancora di far coincidere il concetto di uomo con quello di donna, perché? Perché mai la donna dovrebbe voler rinunciare a tutti i privilegi dell’essere donna, che un uomo non ha? L’uomo non ha nessun privilegio di cui la donna non può godere, se non consideriamo il fatto che può urinare in piedi (questo piccolo particolare è un privilegio, l’unico privilegio che gli uomini hanno e di cui noi donne, purtroppo e materialmente, non possiamo appropriarci).

Gli uomini che stanno leggendo questo mio post, si staranno sicuramente chiedendo a quali privilegi mi riferisco, e quindi per accontentarli ne elencherò alcuni:

  1. Una donna (non tutte purtroppo) può avere il piacere di allattare suo figlio, di nutrirlo lei stessa, dopo averlo accudito per 9 mesi dentro di se, entrando in contatto con suo figlio abbondantemente prima del padre.
  2. Una donna può vestire come vuole, può indossare sia la gonna che i pantaloni, senza essere presa per un travestito, mentre un uomo che indossa la gonna, eccezion fatta per i suonatori di cornamusa e gli scozzesi, viene quasi sempre considerato un travestito e per questo schernito e disprezzato (cosa che non considero giusta, non c’è nulla di male nel volersi vestire da donna, del resto quasi sempre i campi femminili sono più belli di quelli maschili).
  3. Una donna può scegliere se lavorare oppure dedicarsi a tempo pieno alla sua famiglia, un uomo, nella mentalità  comune non può fare il casalingo e quindi ha una sola scelta, lavorare, altrimenti viene considerato un disoccupato e non un casalingo.
  4. Nel caso di un secondo Titanic, le donne avrebbero, insieme ai bambini, maggiori possibilità di salvarsi perché sarebbero le prime a essere fatte salire sulle scialuppe.

Quindi mie care donne, non cercate di essere uguali agli uomini, ma proclamate con orgoglio e felicità il vostro essere donna, perché quando non potevamo votare, quando dovevamo solo andare alle feste, quando dovevamo solo saper cantare e cucire, allora si che eravamo allo stesso livello degli uomini, perché ognuno aveva il suo ruolo, ognuno aveva i suoi diritti e i suoi doveri, ma adesso che ci siamo appropriate anche dei loro diritti e dei loro doveri, ci troviamo un grandino sopra, adesso si che esiste la disuguaglianza e la disparità dei sessi, e forse, tra qualche anno non saremo noi il “gentil sesso”, perché come disse Dante “tanto gentile e tanto onesta PARE”.

 

Noi donne, almeno a detta di Gaber, ed io mi sento di doverlo condividere, ci siamo sempre occupate del “potere sulle persone” e a questo si ricollegano i nomi di Baudelaire, Goethe e Shekespeare.

Noi donne, abbiamo un grandissimo potere sulle persone, più che sulle persone, direi sugli uomini, perché non abbiamo poi così tanto potere sulle altre donne, tranne le attrici e le modelle, loro hanno un grandissimo potere sulle donne, perché hanno la capacità di far sentire bruttissime anche le donne più belle (io sono escluse da questo esempio, dato che sono pienamente consapevole della mia magnificenza).

Nella storia ci sono grandissimi esempi di donne che hanno fatto grandi cose, belle o brutte, perché erano donne, probabilmente se fossero state uomini non sarebbero riuscite nelle loro imprese, basta pensare a Cleopatra, alla Madonna, a Maria Antonietta, a Elisabetta I, a Madre Teresa di Calcutta, a Eva, a Evita a me… no, a me no, non ho ancora cambiato la storia; nella storia, ci sono un sacco di donne che sono diventate famose, che hanno avuto la gloria, senza fare nulla, solo perché erano le muse ispiratrici dei grandi artisti, infatti tutti conosciamo Beatrice, Laura, Silvia… eppure loro non hanno fatto niente, si sono limitate a camminare per le strade della loro città, ad andare al fiume, ad essere pensierose, a salutare…

Ora queste donne si dividono in due schiere, anzi in due tipi di Venere, come amo definirle io.
Ci sono infatti le donne, come Cleopatra, che sono come la Venere di Tiziano, bella, bellissima, che è consapevole della propria bellezza e, consapevole di essere guardata, di essere vista, la sfrutta per manipolare l’uomo, che si sa, fa quasi sempre quello che la donna gli dice di fare (Adamo ha mangiato la mela perché Eva gliel’ha offerta, e non ci ha pensato due volte a non farlo, perché era la donna che gliela stava offrendo, infondo è stata Eva a discutere con il serpente, il serpente l’ha dovuta convincere con le parole, Eva a convinto Adamo, con un gesto), soprattutto se la donna lascia intendere una certa ricompensa (che non è detto voglia dare), o anche solo per poter fantasticare su quella donna, anche solo per potersi vantare di aver avuto qualche cosa a che fare con lei.

Ci sono poi le donne come Beatrice, che sono come la Venere di Giorgione, sempre bellissima, sempre nuda, ma incosciente della propria bellezza, incosciente del proprio potere, e incosciente di essere guardata, il suo atteggiamento, non è dovuto al fatto che qualcuno la sta guardando, lei è così, bella, è donna, e siccome è donna, l’uomo ne rimane affascinato, perché appare nel modo in cui a lui piace, perché per quanto ne possano dire gli altri, la prima impressione è data dall’aspetto, e nonostante questa sua incoscienza lei usa il suo potere, perché il potere della donna, una donna non sempre lo può controllare, può chiedere un favore con innocenza o con malizia, ma alla fine, la donna lo ottiene, sia che si tratti di un passaggio a casa, sia che si tratti di aver prestato 10 centesimi…

Insomma essere una donna consapevole di essere donna, perché anche le Veneri di Giorgione, sanno di essere donne, è meraviglioso… tuttavia mi sento anche in dovere di dire qualcosa di negativo (sempre che quello che ho scritto fino ad adesso venga preso per qualcosa di positivo) nei confronti della donna, e si, perché la donna purtroppo, è tendenzialmente una creatura complessata, quindi consolatevi uomini, perché spesso siete molto più intelligenti di noi donne… perché le donne spesso restano adolescenti, gli uomini anche ma in campi diversi… Una donna che non riceve uno squillo di risposta si sente male, comincia a pensare di essere odiata, disprezzata, comincia a sentirsi brutta, pensa che lui la stia tradendo, oppure che si sia dimenticato di lei… Una donna che riceve un saluto da un gran figo, comincia a fare la cretina, saltella e dice “Mi ha salutata!” come se avesse vinto il premio nobel per la pace… Una donna a cui non entrano più un paio di pantaloni, magari perché sono stati lavati male, si sente improvvisamente obesa, una balena (fra l’altro le balene sono molto carine) e obesa e balena, nel linguaggio femminile, vuol dire “brutta”, perché poi? Io non lo so, anche se sono una donna (e delle volte ne dubito)… Una donna pensa sempre di avere il seno o troppo piccolo, o troppo grande, non è possibile avere una misura giusta… Una donna, come ha scritto giustamente Giulio Cesare Giacobbe, nel suo libro “Come diventare, bella, ricca e stronza” pensa sempre di avere il sedere grosso, terribilmente grosso… Ora chiedo a voi uomini, ma voi, vi fate tutti questi complessi? Se una donna non vi risponde allo squillo, voi pensate “Starà facendo altro…” oppure “Non ha soldi…” e fate bene; Se una donna bella vi salute voi non esteriorizzate come stupidi la vostra eccitazione e fate bene; Se a voi non entrano un paio di pantaloni pensate “Ho messo su massa muscolare…” e fate bene; Però come noi donne con il seno, voi vi preoccupate sempre, o quasi, della lunghezza del vostro pene… e fate bene (spero che qui, qualcuno rida).

In conclusione vorrei dire, dopo 4 pagine di word, che anche se noi donne abbiamo un grande potere, spesso non ce ne accorgiamo e riusciamo a reprimerlo, brutalmente, danneggiando noi stesse… e che non è affatto facile essere donne quando non si riesce ad usare questo potere, né come Venere di Tiziano, né come Venere di Giorgione.Venere di Giorgione

 

Scrittrice di Favole - Yappa


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12:17 | giovedì, 14 giugno 2007
in: il mio pensiero

C'era una volta... una protagonista


Nana e HachiIn questo periodo sto seguendo un anime (cartone animato giapponese) dal titolo Nana di Ai Yazawa, che parla della vita di due ragazze che dalla provincia si trasferiscono a Tokyo e diventano coinquiline. Entrambe si chiamano Nana (7 in giapponese) e il loro appartamento è il numero 707.
Devo dire che a me piacciono molto i cartoni animati e spesso mi lascio coinvolgere abbastanza ma raramente un anime mi ha preso quanto Nana, ogni volta mi viene la pelle d’oca dall’emozione e anche i “lucciconi” agli occhi.
Proprio ieri parlavo con mia sorella di questo anime, che guardiamo insieme, e abbiamo cominciato a discutere di vari anime e manga (fumetti giapponesi), e del fatto che spesso gli autori erano volontariamente cattivi con i propri personaggi e dell’incapacità di alcuni di dare un finale decente al proprio manga  (l’esempio migliore per far capire questa incapacità è Chio Saito, di cui ho letto Utena, la Madonna della ghirlanda, Valzer in bianco e Kanon e qualche storia autoconclusiva); dai finali il discorso si è spostato sulle coppie, e abbiamo riflettuto sul fatto che spesso c’è una forzatura in questo, in quanto si tende a far accoppiare tutti i personaggi, alla fine del manga/anime ognuno deve avere un partner, come se nella vita fosse così… e poi, la cosa peggiore, è che spesso (e questo è sorto parlando sempre dei manga di Chio Saio) tutti i personaggi maschili, negli shojo manga (fumetti giapponesi per ragazze) si innamorano inevitabilmente della protagonista e si struggono d’amore per lei arrivando anche a dichiarare di voler essere il “cavalier servente” lei pur di poterle stare vicina… strano, eppure si tende tanto a voler rendere il più reale possibile le storie che si scrivono, almeno per quanto concerne i rapporti umani… voglio dire che infondo, in un gruppo di amici dove c’è una sola ragazza, o un solo ragazzo, non è che tutti si innamorano di lui/lei.
Da quel giorno ho cominciato a pensare che succederebbe nella mia vita se fosse un manga/anime, dato che mia sorella ha dichiarato che io potrei essere una protagonista, mentre lei non potrebbe.
La prima cosa che ho pensato è che, se la mia vita fosse quella di una protagonista di un manga, i miei amici Ciccino e Vale si metterebbero insieme, cosa che in realtà non accadrà mai, ma rappresentano la coppia stereotipo di un manga.
Un gruppo di tre persone: io, e loro due. Grandi amici fin dal liceo, entrambi miei amici di infanzia, lui fa di tutto per farla arrabbiare e la provoca in continuazione, lei cerca di essere paziente ma ogni tanto perde la pazienza e lo picchia, finendo per litigare brutalmente con la conseguenza di pianti a non finire e crisi isteriche, fino a che non fanno di nuovo pace e torna tutto come prima… insomma un battibecco continuo e un prendersi in giro perenne; se fosse un manga si metterebbero insieme entro la fine della serie.
Se la mia vita fosse un manga tutti i ragazzi che conosco si innamorerebbero di me senza un motivo, mi inviterebbero in continuazione al cinema e ad uscire e mi farebbero le fotografie di nascosto. La persona di cui sono innamorata non mi considererebbe, o almeno io penserei così, ma un giorno la troverei sotto casa mia ad aspettarmi sotto la pioggia pronta a dirmi quanto mi ha sempre amata. Cominceremmo a vivere un rapporto di coppia felice fino a che qualcuno non ci rivelerà che siamo fratelli o cugini, o che apparteniamo a due famiglie avversarie e che io sono destinata ad uccidere lui o viceversa, oppure che siamo promessi ad altri… o ancora peggio, potrei scoprire di essere un uomo… Ma per restare nella concretezza io potrei sempre decidere di partire per perseguire i miei sogni così da perdere ogni contatto con lui, oppure potrebbe essere lui ad andare lontano (l'ipotesi di un rapporto a distanza non è quasi mai concepito in un manga).
Se io fossi un personaggio di un manga, probabilmente qualche mia amica si ritroverebbe incinta entro la fine della serie e, se l’autore è molto cattivo, perderebbe il bambino dopo aver deciso di tenerlo… se fossi un personaggio di un manga i miei sarebbero sempre all’estero per lavoro e io potrei ospitare a casa mia i miei amici, gatti extraterrestri oppure qualche bel figone uscito da una video cassetta, senza che loro abbiano modo di scoprirlo.
Se fossi un personaggio di un manga le mie sorelle avrebbero realizzato i loro sogni e non vivrebbero a casa con me, perché sarebbero d’intralcio a quanto ho detto poco prima…
Insomma… non penso che potrei essere molto facilmente una protagonista, forse ne ho il carattere, perché sono un po’ pazza, con un look “comedicoio” e sono fuori dal comune... ma mi chiedo veramente se qualcuno mi prenderebbe mai come protagonista per un suo manga, io penso di no… ma ognuno, infondo, è protagonista della propria vita, così io lo sono della mia, mia sorella lo è della sua e c’è anche da dire che nei manga non ci mostrano mai giorno per giorno quello che avviene ai protagonisti ma solo le vicende eclatanti… quindi, forse, se provassimo a spogliare la nostra vita dei giorni monotoni (che ne costituiscono una gran bella fetta) ci ritroveremmo tra le mani una bella serie coinvolgente e appassionante, piena di suspance, e da far piangere chiunque…
In conclusione vorrei invitare tutti quelli che leggono questo blog a vivere la propria vita come dei veri protagonisti, a cercare di diminuire il numero di quei giorni che nessuno mostrerebbe in un proprio manga, e a dare un bel titolo coinvolgente alla propria opera…
Il titolo del mio manga lo devo ancora decidere, e tu lo hai già deciso?
 
Scrittrice di Favole - Yappa

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18:17 | domenica, 10 giugno 2007
in: cultura

C'era una volta... un bel voto in storia dell'arte


Finalmente sono tornata a postare sul blog e ho pure rinnovato il template, o il come si chiama, insomma, ho rinnovato la veste grafica del blog. Per questo ringrazio la mia Piccola Maria alla quale probabilmente sarà venuto un esaurimento nervoso dato che ogni volta che finiva di fare qualcosa io avanzavo una critica… e non è ancora finito, quindi Maria, prenditi una buona dose di valeriana e lavora… (ecco come dimostro l’affetto io).
 
Non so come mai, ma quando ho deciso di ricominciare a postare sul blog mi sono detta che il primo post l’avrei dedicato a un dipinto del Caravaggio, pittore che mi auguro tutti conosciate, ma di cui comunque farò una breve introduzione.
Perché ho scelto proprio il Caravaggio e proprio il quadro che ora presenterò? La risposta è molto semplice.
Giovedì 31 maggio avevo l’interrogazione di storia dell’arte e come sempre ero una delle ultime, perché è una materia che studio sempre all’ultimo momento, perché so che il professore non ci chiama ma aspetta che ci andiamo noi, quindi se non ho il tempo di fare tutto tralascio questa materia, che fra l’altro mi piace. All’inizio dell'interrogazione il professore mi ha chiesto quale opera, tra quelle studiate, mi fosse piaciuta di più e io allora prendo ad illustrargliela (L’ultima cena del Tintoretto, quella del 1592-1594), poi mi ha chiesto di fare il paragone con una tela precedente in cui era rappresentato lo stesso tema; successivamente mi chiede il Paradiso, sempre del Tintoretto e lì cominciamo a discutere del problema di dipingere quel affresco e degli errori che erano stati commessi, e del perché non risultasse una vera opera d’arte. Evidentemente le mie risposte erano state veramente belle perché poi ha detto “Signorina, le voglio fare una domanda difficile.” e mi ha mostrato un quadro del Cravaggio, gli feci presente che non l’avevamo fatto ma lui insistette e allora io comincia a parlargliene aiutata anche da alcune domande mirate che mi faceva, riuscendo a dire tutto quello che voleva sapere e a ricollegarlo con Donatello che ho studiato l’anno scorso. Questa mia performance molto bella mi ha permesso di prendere, per la prima volta in tanti anni di scuola, un bel 9 in arte e quindi come non dedicare a quest’opera che mi ha fatto prendere 9, un posto sul mio blog? Eccola qua!
 
San Matteo e l’angelo (1600-1601; olio su tela; 2,32x1,83 m)
 San Matteo di Caravaggio
Caravaggio, il cui vero nome è Michelangelo Merisi, nasce a Caravaggio, in provincia di Bergamo, nella seconda metà del ‘500, è considerato uno dei maggiori pittori di tutti i tempi.
Nei suoi dipinti, il Caravaggio,  affronta il problema esistenziale dell’uomo, il dramma della ricerca della viertà. Nelle sue pitture vediamo, infatti, rappresentata la realtà, il suo significato. Nelle tele si può anche notare un giudizio morale grazie all’uso della luce che distacca le differenti figure del dipinto (mi scuso per le poche informazioni ma è un autore che non ho ancora studiato e non conosco alla perfezione).
 
Questa tela fu dipinta dal Caravaggio in sostituzione al “San Matteo e l’angelo” che qualche anno prima aveva dipinto e che fu rifiutata dai preti di San Luigi, i quali avevano commissionato l’opera (ormai, purtroppo, perdua).
Nel quadro precedente era rappresentato un uomo (San Matteo, ma qui detto uomo perché rappresentato più come un uomo che come un santo), seduto rozzamente su una sedia, che mostrava in primo piano i piedi grossi e nudi, così da essere facilmente identificabile come una persona rude e ignorante, questa ignoranza era ancor più sottolineata dalla figura dell’angelo che guidava la mano del Santo quando questi scriveva il Vangelo.
Potrà stupire, ma era proprio questa l’immagine che il Caravaggio voleva dare di San Matteo, quella di un uomo ignorante, ed è qui che sta la novità e l’importanza della produzione del pittore, in quanto supera quegli stereotipi che vedevano combaciare il bello con il buono e il brutto con il cattivo (anche Donatello aveva ribaltato questi canoni, e questo si può notare nella rappresentazione che fa della Maddalena e dei profeti Abacuc e Geremia).
In questa rappresentazione si può anche vedere una sorta di messaggio salvifico, in quanto mostrava come la grazia di Dio non fosse solo per i colti, per i belli… ma per tutti anche per le persone “cattive” e qui, ancora meglio si colloca la figura di Matteo che era un pubblicano (chi riscuoteva le tasse per conto dei romani), e che quindi non era considerato una persona “buona”, ma nonostante questo viene scelto da Gesù per diventare suo apostolo e da Dio per scrivere il suo vangelo, cosa che fa (vedere l’immagine) per mezzo dell’angelo che qui rappresenta la fede che salva e che permette di testimoniare.
Purtroppo nella tela dipinta a sostituzione (quella che mi sono permessa di mostrarvi qui sul blog), molti di questi messaggi e dettagli vengono a mancare e c’è una ricercatezza manieristica che Caravaggio era solito evitare (questa si nota nella posa del Santo appoggiato allo sgabello in bilico, nelle curve che creano le figure che danno una certa eleganza alle forme), attenuando così i messaggi e trasmettendo con minore efficacia il concetto di “ispirazione” dei vangeli, e quindi il modo con cui a Matteo viene comunicata la parola di Dio che dovrà mettere per iscritto.
Grazie dell'attenzione... a presto

Scrittrice di Favole - Yappa


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16:43 | giovedì, 12 gennaio 2006
in:

C'era una volta... L'inno alla vita


La vita è bellezza, ammirala.

La vita è un’opportunità, coglila.

La vita è beatitudine, assaporala.

La vita è un sogno, fanne una realtà.

La vita è una sfida, affrontala.

La vita è una dovere, compilo.

La vita è un gioco,giocalo.

La vita è preziosa, abbine cura.

La vita è una ricchezza, conservala.

La vita è amore, donala.

La vita è un mistero, scoprilo.

La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.

La vita è un inno, cantalo.

La vita è una lotta, accettala.

La vita è un’avventura, rischiala.

La vita è felicità, meritala.

La vita è la vita, difendila


Di Madre Teresa di Calcutta

Baci

Scrittrice di Favole - Yappa


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12:19 | giovedì, 24 novembre 2005
in: omelie

C'era una volta... La fine dell'anno


Con un po’ di ritardo mi ritrovo ad aggiornare il blog, da un po’ di tempo (siccome scrivo molto) metto solo le omelie, ma non mi vengono in mente molti argomenti di discussione (sono ben accetti vari suggerimenti). Vi auguro una buona lettura.


Omelia del 20.11.05 Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo.

Vangelo: Mt 25, 31-46


Nel capitolo 25 Matteo ci fa contemplare questo ultimo problema, problema che è stato già stato esaminato nella scorsa domenica e che questo oggi ritorna: cosa fare adesso in vista della fine.

Dobbiamo riempire la nostra vita con l’amore e la fede come ha fatto la Vergine Maria, tutto questo dev’essere rivolto agli altri così da amare il Signore negli altri.

Leggendo il brano restiamo colpiti dagli avverbi “allora” (“Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra…” Mt 25, 34 “Allora i giusti gli risponderanno…” Mt 25, 37) e “quando” (“Quando il figlio dell’uomo verrà…” Mt 25, 31 “Quando mai ti abbiamo veduto…” Mt 25, 37-39 “Quando ti abbiamo visto…” Mt 25, 44) ripetuto addirittura cinque volte.

L’avverbio “Allora” vuole significare “Alla fine”, in quel tempo futuro e ultimo, possiamo vedere invece che il “Quando” si riferisce al tempo che stiamo vivendo: l’“allora” è riferito alla fine e il “quando” all’adesso.

Per comprendere meglio dobbiamo tradurre bene l’ultima parte del testo “Signore quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?” Mt 25, 44, in questo senso si potrebbe pensare a n semplice assistenzialismo, in lingua greca invece dice “Quando mai non ti abbiamo servito?”, può sembrarci la stessa cosa, potremmo chiederci “Cosa c’è di diverso? È uguale!” invece no perché ci parla di servizio e il servizio è la diaconia, dunque servizio al Vangelo. Io servo il Vangelo perché ci credo, dunque mi metto al servizio di questo e tramite il servizio rendo credibile il Vangelo.

Dunque parliamo di un servizio al Vangelo.

Io servo il Vangelo perché ci credo: che vuol dire credere? Levinas, grande scrittore ebreo, dice: credere è riconoscere che la creazione non è terminata e noi ne siamo responsabili.

Questa è un idea molto stimolante la fede è, da una parte, riconoscere la figura potente e provvidente di Dio ma pure riconoscere un rapporto con il mondo.

Il credente non è un burattino, no, è un uomo libero, dunque la fede vuol dire costruire il futuro con le capacità che oggi ho, costruire il futuro della creazione discernendo il volere di Dio.

Ricordiamo di certo la Genesi al capitolo 2 “Dio ci ha chiamati ad essere custode e coltivatore del mondo”. Cosa fa un custode? Il custode agisce in obbedienza al senso originale della creazione e si impegna quotidianamente nel dare obbedienza al senso della creazione.

Se abbiamo presente le raffigurazioni di Dio e della creazioni presenti nella Cattedrale di Monreale (Palermo) possiamo accorgerci che Dio ha sempre in mano un rotolo, questo rotolo rappresenta il progetto di Dio per il mondo.

Noi siamo chiamati al discernimento del progetto di Dio: conoscere per realizzare.

Mettendoci impegno quotidianamente, la fede è chiamata ad uscire da se per portare un soffio di liberazione dentro la storia.

San Francesco poco prima di morire fece un discorso con Frate Leone. Francesco gli dice “Abbiamo sofferto poco, vero Leone?” e Leone stupito lo guardo e risponde “Come poco? Non abbiamo nulla” e Francesco gli risponde “Leone, c’è chi soffre molto più di me”.

Credere è fare nostro questo progetto di Dio e fare degli animi una famiglia in cui tutti abbiamo una stessa dignità, fare del mondo una casa abitabile.

Perché la nostra fede è così irrilevante? Ovvero, perché oggi la fede non attrae e c’è un distacco dalla Chiesa?

Noi non possiamo accusare gli altri ma come chiesa dobbiamo capire perché l’annuncio del Vangelo non dice nulla.

C’è tanta sete di Dio e allora come mai? Ma noi come viviamo la fede? È possibile che noi stessi non siamo credibili?

Forse noi annunciamo solo una parola, un annuncio che neanche graffia l’esistenza e qui ritorniamo alla diaconia: con la mia vita devo rendere credibile il

Vangelo, con le mie opere.

Aiutare gli altri non è una specificità del Cristiano, allora non è un problema funzionale, il fare le cose è una dimensione dell’essere cristiano: nel mio fare le cose devo rendere il Vangelo.

Matteo al cap. 5, 15 dice “Nemmeno si accende una lucerna per metterla sotto il moggio; la si pone invece sul candelabro affinché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa”. È dunque importante COME facciamo le cose, dunque accogliere Cristo quando è carcerato, affamato, assetato, forestiero, nudo o malato.

Stare a destra o a sinistra non è per chi compie solo le opere ma per chi crede, le benedizioni sono i frutti della fede.

In conclusione dell’anno liturgico il cammino che abbiamo fatto ci deve aver fatto capire che è arrivato il momento di diventare un po’ più credibili.

-Non mi stancherò mai di ricordare che questi sono gli appunti che ho preso io domenica durante l’omelia nella Chiesa M.M. –

Infine una riflessione al vangelo di oggi:

“Vi saranno segni, nella luna e nelle stelle…” Lc 21, 25.

Colgo un invito a contemplare le bellezze del creato, perché ogni cosa è immagine della potenza di Dio e Lui ci parla attraverso gli altri, attraverso il nostro cuore e attraverso ciò che Egli a creato.

Complimenti a chi ha letto fino alla fine

Baci baci

Scrittrice di Favole - Yappa


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19:27 | lunedì, 14 novembre 2005
in: omelie

C'era una volta... Il cammino con Cristo


Che tristezza, domenica in chiesa non c’era il prete che mi piace tanto e c’è stata una messa durata mezz’ora, quindi questa settimana niente omelia ma ho deciso di riportarne una di qualche settimana fa.

Buona lettura.


Omelia del 28.08.05


Vangelo: Mt 16, 21-27


Il Vangelo della settimana scorsa si apriva con la domanda ai discepoli “Chi dice la gente che sia il figlio dell’uomo?” (Mt 16,13) “Voi chi dite che io sia?” (Mt 16, 15).

Pietro risponde con sicurezza “Tu sei il Cristo” (Mt 16, 16).

Nessun’altra risposta occorre.

Il vangelo di oggi ci permette di confrontarci con la risposta del Principe degli Apostoli. Inizia qui una nuova parte del Vangelo: il cammino verso la Passione.

Durante il cammino verso Gerusalemme, Gesù aiuta i suoi, ovvero quelli che l’hanno seguito, a comprendere veramente la risposta “Tu sei il Cristo”.

Il Cristo è colui che deve soffrire, venire ucciso e risuscitare.

Questo è il progetto incomprensibile del Padre e Pietro, con le sue parole “Dio te ne guardi” (Mt 16, 22) lascia intendere il suo pensiero ovvero che il bene non sia quello che dice Gesù ma quello che dice lui, quindi Dio vuole ciò che dice lui.

Per la prima volta Gesù parla della croce. Matteo ci ha aiutato, tramite il vangelo, piano piano a comprendere che Gesù è il Cristo, da adesso in poi, invece, ci spiega cosa vuol dire ciò.

Matteo ci mostra l’abisso tra Dio e le immagini che ci facciamo su di Lui, proprio con quelle parole di Pietro: “Non ti accadrà mai, Dio te ne scampi”. Lui è sicuro che il bene per Gesà non è quello che dice Gesù ma ciò che dice lui.

Se Dio fosse la proiezione dei nostri desideri sarebbe il sommo male e non il sommo bene. A causa dei nostri errati desideri creiamo dei falsi idoli.

Con quelle parole Pietro si atteggia, infine, a maestro:

“Vade retro Satana” (Mt 16, 23) queste sono le parole che Gesù rivolge a Pietro ma attenzione, questa è solo la traduzione, infatti, cosa comprendiamo dalla frase “Lungi da me Satana”? Il significato è che Gesù respinge Pietro perché portatore di una logica lontana dal Regno “Il tuo pensiero, Pietro, è lontanto”.

In originale, o meglio, nell'esatta traduzione latina, le parole di Gesù sono “Vade post mea”, quindi invita Pietro a ritornare al posto del discepolo, alla sequela perché quello è l'unico modo per non pensare secondo gli uomini ma comprendere i misteriosi pensieri divini.

Quindi l'esatta traduzione è: “Vai dietro di me” altrimenti, avanti a Gesù, lo ostacola come Satana, come nel deserto quando il diavolo Lo tenta, Lo ostacola.

Dunque Pietro deve tornare al suo posto.

La conoscenza di Dio è dunque possibile solo nella scelta costante di seguirlo, senza ostacolarlo. Gesù si rivolge, in tutto questo, a coloro che intendono seguirlo: ai presenti e ai futuri.

Il Cristianesimo è relazione con una persona viva che Gesù non altro.

Per mantenere questa relazione lui ci propone tre esigenze:

I.                    Rinnegare se stessi: Pietro rinnega Gesù, non lo riconosce “Io non lo conosco”. Dunque rinnegare significa non riconoscere; Rinnegare se stessi è un non riconoscersi, non mettere se stessi al centro, ma mettere il Regno.

II.                 Prendere la croce: questo vuol dire essere pronti e fedeli fino al dono totale di se.

III.               Perdere la propria vita per ritrovarla: nel capitolo 13 di Matteo, il contadino trova il tesoro; il mercante trovo la perla preziosa. Matteo insiste sul verbo “trovare” quindi perdere la vita, dare la vita, per ritrovarla. Trovare la vita quando si accetta di perderla, vivendola nella gioia vissuta non a metà ma nella pienezza perché il cristiano vero è felice e non triste.

Confrontiamoci dunque con le parole di Pietro: Noi vogliamo metterci davanti a Gesù così che faccia la nostra volontà, facendo i maestri, oppure vogliamo stare dietro per imparare, donandoci a Lui?


-Ricordo che questi sono gli appunti presi durante l’omelia nella Chiesa M.M.-


Un salutone a tutti e riflettere sulla frase del Vangelo di Oggi:

"Un cieco era seduto a mendicare lungo la strada" Lc 18,35


Abbiamo noi forse bisogno di elemosinare? Solo se siamo lontani da Dio, ma cosa dobbiamo chiedere agli altri, di cosa abbiamo bisogno, quando siamo pieni dell'amore di Dio?


Ancora tanti baci

Scrittrice di Favole - Yappa


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18:59 | martedì, 08 novembre 2005
in: il mio pensiero

C'era una volta... Un ragazzo maturo


È da un po’ che non scrivo, tra la scuola e altro non ne ho avuto il momento e sono tornata a casa dalla Convivenza di Riporto domenica sera. È stata una magnifica esperienza e si è parlato della Teologia del Corpo, però