18:52 |
lunedì, 22 ottobre 2007
in: il mio pensiero
Pregiudizio è una “opinione fondata su convinzioni personali che non si basano sulla conoscenza diretta di fatti, persone, cose, ma su semplici supposizioni o convinzioni correnti che possono indurre in errore” (definizione presa dal dizionario di Italiano De Mauro).Questo post lo dedico a chiunque, attualmente, è interessato a un uomo, anche se è uomo anch’egli (ma specialmente a una donna).

Scrittrice di Favole - Yappa
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23:29 |
martedì, 04 settembre 2007
in: il mio pensiero
Qualche giorno fa stavo, allegramente, facendo zapping quando mi sono soffermata su uno di quei “originalissimi” telefilm che fanno su disney chanel, dalle poche scene viste ho capito che parlava di alcuni adolescenti in una scuola di musica, ballo, canto e compagnia bella… La scena che ha scaturito a lungo andare il mio post di oggi (e che ha fra l’altro ha portato al cambiamento della colonna sonora di questo magnifico blog) è stata la seguente: una ragazza seduta al pianoforte suonava e un ragazzo la ascoltava, naturalmente appena lei se ne è accorta ha smesso e alla domanda di lui “Cos’era?”, riferito alla musica che poco prima la pianista stava suonando, rispose “L’inverno, di Vivaldi” e io ho detto a mia sorella “Non si capiva…”. Il fatto che non si capisse poteva essere dovuto a diversi fattori: 1. L’inverno (come le altre tre stagioni), è un concerto per violino, quindi deduco (non essendo io un esperta di musica mi scuso nel caso in cui stessi dicendo una grande e cosmica balla) che non si possa cogliere al meglio suonata solo da un pianoforte. 2. Lei non stava veramente suonando quello, solo che faceva figo dire “L’inverno, di Vivaldi” 3. Io non mi ricordavo completamente “L’inverno”. Il punto tre mi costrinse a precipitarmi al computer per ascoltarlo (dato che il mio giradischi è morto e non sepolto), cerca e cerca, non c’era… non c’era… Tra i file persi qualche mese fa c’era anche quello, c’erano tutte “le quattro stagioni” ed essendomi venuta una voglia matta di sentirle, le scaricai.
Non so come mai, da Vivaldi sono passata a Čajkovskij, di cui avevo già “il lago dei cigni”, “la bella addormentata” e naturalmente “lo schiaccianoci”e siccome sono circa 5 giorni che non faccio altro che ascoltare questi due autori, denigrando persino Beethoven con la sua “Pastorale” e “Sonata al chiaro di Luna”, e il mio adorato “Flauto magico” di Mozart, ho deciso di dedicare alla musica classica in generale e in particolare a Vivaldi e Čajkovskij, questo mio post di musica.
Pëtr Il'ič Čajkovskij (vi sfido a leggerlo bene) (1840-1893) si distinse molto dai suoi contemporanei, (Mili Balakirev, César Cui, Alexander Borodin, Modest Musorgskij e Nikolaj Rimskij-Korsakov) che svilupparono e seguirono il classico stile russo creato precedentemente da Michail Glinka. Il nostro autore infatti, risulta per molti aspetti, molto più vicino alla musica occidentale, più tosto che a quella russa, anche se è riconoscibile in molte delle sue opere quello stile che è tipico della sua terra (non è quindi un caso se ascoltando Čajkovskij mi tornano in mente le immagini del “Il Dottor Živago”).
La vicinanza allo stile occidentale è dovuta al fatto che Čajkovskij studiò molti autori europei, quali Mozart, Schuman, Bizet e altri.
Nonostante lui fosse, prima di tutto, un pianista, non si occupo molto della produzione di opere per pianoforte ma si dedicò soprattutto a composizioni che mettevano in risalto tutta l’orchestra, mostrando la sua straordinaria capacità di compositore.
La sua produzione consta di 80 opere, tra balletti, opere liriche, sinfonie, concerti, suite, variazioni…
Tralasciando noiose biografie, dirò che Antonio Vivaldi (1678-1741) fu innanzitutto un eccellente violinista, e da ciò sicuramente dipende il fatto che le sue prime opere, come del resto la maggior parte, erano sonate e concerti per violino.
Vivaldi fu un innovatore e la sua musica risultava apprezzata non solo dagli esperti e dagli accademici ma anche dai più ignoranti in materia (infatti a me piace molto), questo grazie alla sua abilità e alla sua capacità espressiva. La sua bravura era tale che il musicista Johann Sebastian Bach lo prese come esempio per moltissime sue opere, arrivando addirittura a copiare alcuni dei concerti di Vivaldi, al quale solo di recente è stata attribuita la paternità, in quanto si pensavano, originari non del grande musicista italiano, ma del tedesco, suo contemporaneo.
Durante il periodo classicista e romantico, la musica di Vivaldi fu meno apprezzata, in quanto non risultava in accordo con le tendenze del tempo ma nel novecento fu riconosciuto nuovamente il suo splendore.
Il numero di opere di Vivaldi è vastissimo ed è sempre risultato assai complesso stilare un catalogo esatto e preciso delle suo composizioni a causa della dispersione che si ebbe di queste, in tutta Europa.
Si contano, nonostante tutto, circa 600 fra concerti e sonate al quale vanno aggiunte un centinaio di composizioni di musica sacra, altrettanta musica vocale e 45 titoli di opere recentemente scoperte.
Se si parla di Vivaldi, la prima opera che ci viene in mente è sicuramente “le quattro stagioni”. Per ogni stagione Vivaldi compose un sonetto.
Tra i quattro concerti per violino, il mio preferito è proprio “L’inverno”, che l’autore ha diviso in tre momenti diversi della stagione creando così tre movimenti:
Aggiacciato tremar trà nevi algenti
Al Severo Spirar d' orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento;
E pel Soverchio gel batter i denti;
Passar al foco i di quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento
Caminar Sopra il giaccio, e à passo lento
Per timor di cader gersene intenti;
Gir forte Sdruzziolar, cader à terra
Di nuove ir Sopra 'l giaccio e correr forte
Sin ch' il giaccio si rompe, e si disserra;
Sentir uscir dalle ferrate porte
Sirocco Borea, e tutti i Venti in guerra
Quest' é 'l verno, mà tal, che gioia apporte.
Si sarà intuito che un genere di musica che apprezzo molto è la musica classica, purtroppo non sempre apprezzata dalle persone della mia generazione, che non trovano soddisfacente in quanto non possono cantare mentre la ascoltando, ma a mio parere è proprio qui che sta la grandiosità della musica classica.
Se ogni tipo di musica ispira nell’uomo sensazioni, emozioni, stati d’animo differenti, la musica classica lo fa cento volte meglio, dando la possibilità all’ascoltatore di calarsi sempre di più in uno spazio di intimità e fantasia, che lo porta ad un tu per tu con se stesso, dandogli la possibilità di incontrare i sentimenti propri, e di riconoscerli e trasformarli con la musica, senza essere influenzato da una storia che non lo riguarda e che gli viene raccontata da qualcuno che canta sopra la melodia che sta ascoltando. La musica classica da la possibilità a chi ascolta di costruire la storia che si narra, tracciando per questi solo poche linee, di gioia, di tristezza o malinconia, ma permettendogli definire i dettagli e le immagini che si vogliono vedere, accogliendo ogni tanto qualche piccolo suggerimento che la musica stessa, delicatamente, si concede di dare.
È meraviglioso leggere un libro ascoltando musica fatta solo di melodia, perché ti trascina ancora di più nelle scene, e non ti distrae come farebbe una canzone pop, metal, o una sigla dei cartoni animati; ma anzi stimola la tua immaginazione portandoti al di là della parola scritta e mostrandoti realmente ciò che stai leggendo.
È incantevole, nel vero senso della parola, stare sdraiati nella penombra o nel buio completo, ad ascoltare un violino che canta una melodia che solo tu ascolti, o un pianoforte che ti racconta una storia che solo tu vivi, o un orchestra intera che esprime la tua rabbia, o un organo che ti ricorda il tuo smarrimento, portandoti continuamente in un viaggio in bilico tra la realtà della tua percezione uditiva e il sogno che la tua mente crea.
Buon ascolto…
Scrittrice di Favole - Yappa
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21:26 |
martedì, 07 agosto 2007
in: il mio pensiero
Prima di iniziare la mia riflessione desideravo dire, a chiunque leggerà queste righe, che mi ha molto offeso il fatto che nessuno ha voluto lasciare un commento, né positivo né negativo, sul post riguardante la donna, capisco che io ho sempre ragione e non c’era motivo di ribattere, però avrei gradito anche un “Oh divina Yappa, come sei brava a scrivere, le tue riflessioni così profonde mi riempiono la vita e le donano un senso!”, insomma niente di impegnativo, un commentino svelto e poco ridondante mi sarebbe andato benissimo.
La settimana scorsa sono uscita con un mio compagno di scuola, Vincenzo (nel caso in cui non ti faccia piacere il fatto che il tuo nome sia stato posto pubblicamente nel mio blog, ti prego di informarmi così che io possa eliminarlo ed eventualmente, sostituirlo), per andare a comprare un regalo, non avevamo particolare fretta ed eravamo abbastanza rilassati. Mentre stavamo camminando, un uomo anziano ci è passato accanto e ci ha porto un opuscolo un po’ stropicciato dicendo “Non vorreste conoscere
È proprio da questo incontro che parte la mia riflessione che fra l’altro ho avuto il piacere di fare ad alta voce, insieme a Vincenzo, in quale mi ha sostenuta nella mia posizione facendomi ulteriormente riflettere sulla questione.
Tralasciando la religione di appartenenza del suddetto uomo, quindi se era testimone di Geova, evangelico, cattolico, ortodosso, anabattista o che so io, il punto della questione è questa:
è risaputo che Gesù Cristo, con la sua venuta ha inviato i discepoli e i dodici ad annunciare il vangelo e a convertire le genti, ed è altrettanto risaputo che, ogni bravo cristiano (io parlo naturalmente per i cristiani perché sono una di loro) è invitato anch’esso a fare altrettanto, il punto della questione è: come fare?
Quando quel anziano signore mi ha fermato per strada, io per i primi 60 secondi, gli ho dato corda e gli ho risposto, affermando che io conoscevo già bene
Da questo avvenimento è nata la mia profonda riflessione.
In primis ho pensato che, se anche fosse stato un cristiano, e quindi avesse predicato qualcosa che mi interessava, io da brava cristiana come sono, non gli avrei prestato comunque molta attenzione dopo i primi 60 secondi, in quanto avevo da fare. Io ritengo molto inopportuno questo modo di fare, questo fermare la gente per strada per predicare, questo mettersi davanti le scuole e porgere immaginate di Cristo urlando “Dio ti ama, e ti vuole salvare”, anche perché:
1. Se sei religioso, lo sai già che Dio ti ama e ti vuole salvare
2. Se non lo sei, soprattutto se a dirlo è una persona di una certa età, penseranno che è una pazza che ha bisogno di farsi vedere da uno bravo.
Sinceramente non credo che i dodici apostoli e i discepoli fermassero la gente per strada, cosa molto stupida fra l’altro, dato che di solito una persona, se è per strada sta andando da qualche parte, e ha fretta.
Ora, per rendervi l’idea, vi immaginate Pietro che cammina per la via principale della vostra città, ad un certo punto vi ferma e vi porge un opuscolo e ti dice “Vorresti conoscere meglio
Leggendo queste mie parole, molti di voi, soprattutto i cristiani, penseranno che allora vado contro quanto ci ha indicato di fare Gesù, ovvero predicare il vangelo, ma io dico che non è così, perché io sono la prima a dire che dobbiamo dare testimonianza, ma non con le parole, perché a parlare siamo bravi tutti, ma con le azioni: si deve dimostrare di credere in Dio, in Cristo e nello Spirito Santo, ma si deve dimostrare con i fatti; si deve dimostrare pure che il vangelo salva, che Dio ti ama e ti vuole salvare, ma non urlandolo ai quattro venti, e facendosi ascoltare dai muri, ma con le nostre azioni.
Parlarne è anche giusto, ma c’è modo e modo, non è meglio parlarne con gli amici, o con persone con la quale comunque si ha una certa confidenza, in un momento in cui sai che sono disposti ad ascoltarti? Durante una cena per esempio, o un’uscita tra amici, in cui si parla del più e del meno. Sicuramente se incontri un tuo amico per strada non lo fermi per salutarlo e poi provi a convertirlo. Prima di provare a convertire gente che nemmeno conosci e che non ti considera nemmeno, prova a convertire le persone a te più vicine, o comunque ad aiutare gli altri a crescere nella fede, altrimenti vai a fare il missionario, vai in quei posti dove la gente vuole veramente sentire dare una testimonianza a parole (comunque il missionario che va nel paesino sperduto della Siberia già da una prova dell’esistenza di Dio con la sua scelta di vita e quindi le sue parole sono viste più come una verità).
Vorrei concludere dicendo un’ultima cosa, spesso ho sentito dire che i testimoni di Geova e gli evangelici sono da ammirare perché hanno il coraggio di andare in giro per la città a predicare, io oserei dire (e spero non si offenda nessuno), che hanno il coraggio di andare a rompere le scatole alla gente facendo perdere loro del tempo, ma comunque questo non credo si possa chiamare coraggio, perché ci vuole lo stesso coraggio nel chiedere a una ragazza per strada dove ha comprato la maglietta che indossa, oppure a chiedere al gelataio se ti fa assaggiare trenta gusti diversi prima di farti fare il gelato, e questo è sinceramente quello che penso, infatti se la persona che si ferma per predicare è un estraneo, che te ne frega di cosa pensa di te, se si farà dopo quattro risate? Niente, a meno che tu non sia così stupido da fregartene del parere di uno che nemmeno conosci; e se si ferma una persona che conosci, se ne parli a qualcuno che conosci? Perché ti importa tanto il suo giudizio? Se ti ama ti amerà anche dopo che gli avrai parlato di Dio e se non ti amerà più meglio così, si vede che non ti ama veramente già da prima e non era degno della tua amicizia e del tuo amore; se non ti ama, forse ti amerà dopo, e se invece ti disprezzerà di più che cosa ci hai perso? Insomma se Dio mi dicesse “C’è una sola cosa che devi fare per avere la vita eterna, vai a dire alle persone per strada che io le amo e le voglio salvare, va per strada e ferma la gente e in questo modo predica il mio Vangelo” io gli risponderei “Devo fare solo questo? Cavolo, è facilissimo, ho un posto in paradiso stra-assicurato!” (lo so Ylunio, a te avevo riportato una risposta diversa ma non posso scriverla sul blog).
Non andare in giro a decantare qualcosa in cui non dimostri con le azioni di credere, ma prima mostralo, vivi a testa alta, sorridendo e gioendo anche nelle difficoltà e così darai veramente testimonianza, solo dopo aver fatto ciò fermati a spiegare i misteri di ciò in cui credi, perché chi ti ama veramente, ti conosce abbastanza per amarti sempre qualunque cosa tu dirai.
Scrittrice di Favole - Yappa
PS. Se qualcuno vuole mi può suggerire un immagine da mettere nel post, io non ho avuto idee in proposito. Grazie
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22:25 |
giovedì, 05 luglio 2007
in: il mio pensiero
In questo ultimo mese, mi è capito di avere a che fare più volte con l’argomento “donna”, il che mi ha fatto più che mai riflette su cos’è effettivamente la donna, e la mia riflessione si è conclusa (conclusa fino ad un certo punto, perché mi auguro che il mio pensiero risulti sempre in evoluzione) ieri, quando la parola “donna” è stata la colonna portante della celebrazione della parola della mia comunità.
Per iniziare il mio discorso sulla donna, mi permetto di citare un grandissimo e famoso cantante italiano, Giorgio Gaber e il suo famosissimo monologo “Secondo me la donna…”, in cui alla fine esprime un concetto quanto mai essenziale, e importante che sarebbe opportuno che molti condividessero, e contro cui, purtroppo, si tende più che mai a lottare.
N.A.: è possibile che qualcuno conosca una versione un po’ diversa di questo monologo, questo perché Gaber era solito, nelle diverse performance, cambiare lievemente i suoi testi e i suoi monologhi.
“Secondo me la donna… e l’uomo, sono destinati a diventare uguali! In questa nostra epoca, la civiltà si è data un gran da fare per attenuare certe differenze che erano causa di profonda ingiustizia. C’è stato un graduale avvicinamento nel modo di comportarsi, di sentire, di pensare… insomma di vivere, fino alla tanto sospirata parità. Però, secondo me all'inizio di tutto c'è sempre una donna.
Secondo me la donna è donna da subito. Un uomo è uomo a volte prima, a volte dopo…a volte mai! Secondo me una donna è coinvolta sessualmente in tutte le vicende della vita. A volte persino nell'amore.
Secondo me una donna innamorata imbellisce. Un uomo... rincoglionisce.
Secondo me in un salotto quando non c'è neanche una donna è come recitare in un teatro vuoto, se invece non c'è neanche un uomo, tra le donne si crea una complice atmosfera di pace. Appena arriva un uomo è la guerra!
Secondo me un uomo che dice di una donna “Quella lì la da via”, meriterebbe che a lui le donne non gliela dessero proprio mai!
Secondo me una donna che dice a un uomo con cui sta facendo l'amore “Come con te, con nessuno!” andrebbe comunque arrestata per falsa testimonianza!
Secondo me per una donna che non ha fortuna in amore non si può usare il termine “sfigata”. Secondo me gli uomini si sono sempre occupati del potere sulle cose; le donne del potere sulle persone…ma questa è seria…
Secondo me le donne quando ci scelgono non amano proprio noi, forse una proiezione, un sogno, un’immagine che hanno dentro… ma quando ci lasciano, siamo proprio noi quelli che non amano più!
Secondo me una donna che si offre sessualmente a un uomo ed è respinta rimane sconcertata. Non ci può credere. Il suo primo pensiero è che lui sia omosessuale, ma in genere questa versione non regge. E allora pensa “Eh già, lui si difende… ha paura di essere troppo coinvolto emotivamente… oppure si sente bloccato dall'eccessiva eccitazione…”. Il fatto che lei possa non piacere è un'ipotesi che non può assolutamente prendere in considerazione!
“Donna, l'angelo ingannatore” l'ha detto Baudelaire.
“Donna, il più bel fiore del giardino” l'ha detto Goethe.
“Donna, femmina maliarda” l'ha detto Shakespeare.
“Donna, sei tutta la mia vita!” l'ha detto un mio amico ginecologo.
Si, secondo me la donna e l’uomo sono destinati a rimanere assolutamente differenti e contrariamente a molti, io credo che sia necessario mantenerle, se non addirittura esaltarle, queste differenze, perché è proprio da questo scontro-incontro tra un uomo e una donna che si muove l’universo intero. All’universo non gliene importa niente dei popoli e delle nazioni. L’universo sa soltanto che senza due corpi differenti e due pensieri differenti, non c’è futuro.”.
Mi sono permessa di mettere in evidenza le frasi sulla quale voglio incentrare la mia riflessione.
Il primo punto che vorrei analizzare si fonda sulla prima e sull’ultima frase evidenziate: “sono destinati a diventare uguali” “L’universo sa soltanto che senza due corpi differenti e due pensieri differenti, non c’è futuro.”.
Da sempre la donna e l’uomo sono stati considerati come entità molto diverse, e le donne sono state considerate alla stregua di animali, meno importanti di ogni altra cosa, un tempo non esisteva il concetto “Prima le donne e i bambini…”, le donne erano solo utili a fare figli (e hai detto nulla! Come qualcuno, giustamente, mi ha fatto notare, da questo punto di vista, noi donne siamo le più strette collaboratrici di Dio), ma le donne non avevano un loro pensiero, non erano viste come delle creature dotate di ragione, chi conosce i film della disney ricorderà sicuramente la canzone di Mulan, quella che cantano i soldati che sperano di conquistare qualche bella donna, la nostra cara Mulan, travestita da uomo, durante la canzone dice “E se pensasse un po’ anche lei? Se ragionasse, sai?”, se avete presente questa canzone allora ricorderete anche le facce dei soldati, dopo la frase di Ping (ovvero Mulan). Tuttavia, col tempo, le donne si sono rese conto di questa loro posizione scomoda, e hanno cominciato a lottare per essere considerate al pari degli uomini, per avere gli stessi diritti e doveri, e ci sono riuscite completamente quando nel 1946 hanno ottenuto il suffragio universale (anche se nel Regno Unito, le donne potevano votare già dal 1918). Ormai non esiste un lavoro che una donna non può fare, non esiste un luogo dove una donna non può entrare (le donne possono entrare anche nei bagni e negli spogliatoi maschili se sono loro le addette alla pulizia, per esempio), ormai le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, questo però, fortunatamente non rende l’uomo e la donna uguali, ma nonostante questo l’umanità si sforza ancora di far coincidere il concetto di uomo con quello di donna, perché? Perché mai la donna dovrebbe voler rinunciare a tutti i privilegi dell’essere donna, che un uomo non ha? L’uomo non ha nessun privilegio di cui la donna non può godere, se non consideriamo il fatto che può urinare in piedi (questo piccolo particolare è un privilegio, l’unico privilegio che gli uomini hanno e di cui noi donne, purtroppo e materialmente, non possiamo appropriarci).
Gli uomini che stanno leggendo questo mio post, si staranno sicuramente chiedendo a quali privilegi mi riferisco, e quindi per accontentarli ne elencherò alcuni:
Quindi mie care donne, non cercate di essere uguali agli uomini, ma proclamate con orgoglio e felicità il vostro essere donna, perché quando non potevamo votare, quando dovevamo solo andare alle feste, quando dovevamo solo saper cantare e cucire, allora si che eravamo allo stesso livello degli uomini, perché ognuno aveva il suo ruolo, ognuno aveva i suoi diritti e i suoi doveri, ma adesso che ci siamo appropriate anche dei loro diritti e dei loro doveri, ci troviamo un grandino sopra, adesso si che esiste la disuguaglianza e la disparità dei sessi, e forse, tra qualche anno non saremo noi il “gentil sesso”, perché come disse Dante “tanto gentile e tanto onesta PARE”.
Noi donne, almeno a detta di Gaber, ed io mi sento di doverlo condividere, ci siamo sempre occupate del “potere sulle persone” e a questo si ricollegano i nomi di Baudelaire, Goethe e Shekespeare.
Noi donne, abbiamo un grandissimo potere sulle persone, più che sulle persone, direi sugli uomini, perché non abbiamo poi così tanto potere sulle altre donne, tranne le attrici e le modelle, loro hanno un grandissimo potere sulle donne, perché hanno la capacità di far sentire bruttissime anche le donne più belle (io sono escluse da questo esempio, dato che sono pienamente consapevole della mia magnificenza).
Nella storia ci sono grandissimi esempi di donne che hanno fatto grandi cose, belle o brutte, perché erano donne, probabilmente se fossero state uomini non sarebbero riuscite nelle loro imprese, basta pensare a Cleopatra, alla Madonna, a Maria Antonietta, a Elisabetta I, a Madre Teresa di Calcutta, a Eva, a Evita a me… no, a me no, non ho ancora cambiato la storia; nella storia, ci sono un sacco di donne che sono diventate famose, che hanno avuto la gloria, senza fare nulla, solo perché erano le muse ispiratrici dei grandi artisti, infatti tutti conosciamo Beatrice, Laura, Silvia… eppure loro non hanno fatto niente, si sono limitate a camminare per le strade della loro città, ad andare al fiume, ad essere pensierose, a salutare…
Ora queste donne si dividono in due schiere, anzi in due tipi di Venere, come amo definirle io.
Ci sono infatti le donne, come Cleopatra, che sono come
Ci sono poi le donne come Beatrice, che sono come
Insomma essere una donna consapevole di essere donna, perché anche le Veneri di Giorgione, sanno di essere donne, è meraviglioso… tuttavia mi sento anche in dovere di dire qualcosa di negativo (sempre che quello che ho scritto fino ad adesso venga preso per qualcosa di positivo) nei confronti della donna, e si, perché la donna purtroppo, è tendenzialmente una creatura complessata, quindi consolatevi uomini, perché spesso siete molto più intelligenti di noi donne… perché le donne spesso restano adolescenti, gli uomini anche ma in campi diversi… Una donna che non riceve uno squillo di risposta si sente male, comincia a pensare di essere odiata, disprezzata, comincia a sentirsi brutta, pensa che lui la stia tradendo, oppure che si sia dimenticato di lei… Una donna che riceve un saluto da un gran figo, comincia a fare la cretina, saltella e dice “Mi ha salutata!” come se avesse vinto il premio nobel per la pace… Una donna a cui non entrano più un paio di pantaloni, magari perché sono stati lavati male, si sente improvvisamente obesa, una balena (fra l’altro le balene sono molto carine) e obesa e balena, nel linguaggio femminile, vuol dire “brutta”, perché poi? Io non lo so, anche se sono una donna (e delle volte ne dubito)… Una donna pensa sempre di avere il seno o troppo piccolo, o troppo grande, non è possibile avere una misura giusta… Una donna, come ha scritto giustamente Giulio Cesare Giacobbe, nel suo libro “Come diventare, bella, ricca e stronza” pensa sempre di avere il sedere grosso, terribilmente grosso… Ora chiedo a voi uomini, ma voi, vi fate tutti questi complessi? Se una donna non vi risponde allo squillo, voi pensate “Starà facendo altro…” oppure “Non ha soldi…” e fate bene; Se una donna bella vi salute voi non esteriorizzate come stupidi la vostra eccitazione e fate bene; Se a voi non entrano un paio di pantaloni pensate “Ho messo su massa muscolare…” e fate bene; Però come noi donne con il seno, voi vi preoccupate sempre, o quasi, della lunghezza del vostro pene… e fate bene (spero che qui, qualcuno rida).
In conclusione vorrei dire, dopo 4 pagine di word, che anche se noi donne abbiamo un grande potere, spesso non ce ne accorgiamo e riusciamo a reprimerlo, brutalmente, danneggiando noi stesse… e che non è affatto facile essere donne quando non si riesce ad usare questo potere, né come Venere di Tiziano, né come Venere di Giorgione.
Scrittrice di Favole - Yappa
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12:17 |
giovedì, 14 giugno 2007
in: il mio pensiero
In questo periodo sto seguendo un anime (cartone animato giapponese) dal titolo Nana di Ai Yazawa, che parla della vita di due ragazze che dalla provincia si trasferiscono a Tokyo e diventano coinquiline. Entrambe si chiamano Nana (7 in giapponese) e il loro appartamento è il numero 707.Lasciatemi dei commenti (9)
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18:17 |
domenica, 10 giugno 2007
in: cultura

Scrittrice di Favole - Yappa
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16:43 |
giovedì, 12 gennaio 2006
in:
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è una dovere, compilo.
La vita è un gioco,giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, donala.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila
Di Madre Teresa di Calcutta
Baci
Scrittrice di Favole - Yappa
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12:19 |
giovedì, 24 novembre 2005
in: omelie
Con un po’ di ritardo mi ritrovo ad aggiornare il blog, da un po’ di tempo (siccome scrivo molto) metto solo le omelie, ma non mi vengono in mente molti argomenti di discussione (sono ben accetti vari suggerimenti). Vi auguro una buona lettura.
Omelia del 20.11.05 Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo.
Vangelo: Mt 25, 31-46
Nel capitolo 25 Matteo ci fa contemplare questo ultimo problema, problema che è stato già stato esaminato nella scorsa domenica e che questo oggi ritorna: cosa fare adesso in vista della fine.
Dobbiamo riempire la nostra vita con l’amore e la fede come ha fatto la Vergine Maria, tutto questo dev’essere rivolto agli altri così da amare il Signore negli altri.
Leggendo il brano restiamo colpiti dagli avverbi “allora” (“Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra…” Mt 25, 34 “Allora i giusti gli risponderanno…” Mt 25, 37) e “quando” (“Quando il figlio dell’uomo verrà…” Mt 25, 31 “Quando mai ti abbiamo veduto…” Mt 25, 37-39 “Quando ti abbiamo visto…” Mt 25, 44) ripetuto addirittura cinque volte.
L’avverbio “Allora” vuole significare “Alla fine”, in quel tempo futuro e ultimo, possiamo vedere invece che il “Quando” si riferisce al tempo che stiamo vivendo: l’“allora” è riferito alla fine e il “quando” all’adesso.
Per comprendere meglio dobbiamo tradurre bene l’ultima parte del testo “Signore quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?” Mt 25, 44, in questo senso si potrebbe pensare a n semplice assistenzialismo, in lingua greca invece dice “Quando mai non ti abbiamo servito?”, può sembrarci la stessa cosa, potremmo chiederci “Cosa c’è di diverso? È uguale!” invece no perché ci parla di servizio e il servizio è la diaconia, dunque servizio al Vangelo. Io servo il Vangelo perché ci credo, dunque mi metto al servizio di questo e tramite il servizio rendo credibile il Vangelo.
Dunque parliamo di un servizio al Vangelo.
Io servo il Vangelo perché ci credo: che vuol dire credere? Levinas, grande scrittore ebreo, dice: credere è riconoscere che la creazione non è terminata e noi ne siamo responsabili.
Questa è un idea molto stimolante la fede è, da una parte, riconoscere la figura potente e provvidente di Dio ma pure riconoscere un rapporto con il mondo.
Il credente non è un burattino, no, è un uomo libero, dunque la fede vuol dire costruire il futuro con le capacità che oggi ho, costruire il futuro della creazione discernendo il volere di Dio.
Ricordiamo di certo la Genesi al capitolo 2 “Dio ci ha chiamati ad essere custode e coltivatore del mondo”. Cosa fa un custode? Il custode agisce in obbedienza al senso originale della creazione e si impegna quotidianamente nel dare obbedienza al senso della creazione.
Se abbiamo presente le raffigurazioni di Dio e della creazioni presenti nella Cattedrale di Monreale (Palermo) possiamo accorgerci che Dio ha sempre in mano un rotolo, questo rotolo rappresenta il progetto di Dio per il mondo.
Noi siamo chiamati al discernimento del progetto di Dio: conoscere per realizzare.
Mettendoci impegno quotidianamente, la fede è chiamata ad uscire da se per portare un soffio di liberazione dentro la storia.
San Francesco poco prima di morire fece un discorso con Frate Leone. Francesco gli dice “Abbiamo sofferto poco, vero Leone?” e Leone stupito lo guardo e risponde “Come poco? Non abbiamo nulla” e Francesco gli risponde “Leone, c’è chi soffre molto più di me”.
Credere è fare nostro questo progetto di Dio e fare degli animi una famiglia in cui tutti abbiamo una stessa dignità, fare del mondo una casa abitabile.
Perché la nostra fede è così irrilevante? Ovvero, perché oggi la fede non attrae e c’è un distacco dalla Chiesa?
Noi non possiamo accusare gli altri ma come chiesa dobbiamo capire perché l’annuncio del Vangelo non dice nulla.
C’è tanta sete di Dio e allora come mai? Ma noi come viviamo la fede? È possibile che noi stessi non siamo credibili?
Forse noi annunciamo solo una parola, un annuncio che neanche graffia l’esistenza e qui ritorniamo alla diaconia: con la mia vita devo rendere credibile il
Vangelo, con le mie opere.
Aiutare gli altri non è una specificità del Cristiano, allora non è un problema funzionale, il fare le cose è una dimensione dell’essere cristiano: nel mio fare le cose devo rendere il Vangelo.
Matteo al cap. 5, 15 dice “Nemmeno si accende una lucerna per metterla sotto il moggio; la si pone invece sul candelabro affinché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa”. È dunque importante COME facciamo le cose, dunque accogliere Cristo quando è carcerato, affamato, assetato, forestiero, nudo o malato.
Stare a destra o a sinistra non è per chi compie solo le opere ma per chi crede, le benedizioni sono i frutti della fede.
In conclusione dell’anno liturgico il cammino che abbiamo fatto ci deve aver fatto capire che è arrivato il momento di diventare un po’ più credibili.
-Non mi stancherò mai di ricordare che questi sono gli appunti che ho preso io domenica durante l’omelia nella Chiesa M.M. –
Infine una riflessione al vangelo di oggi:
“Vi saranno segni, nella luna e nelle stelle…” Lc 21, 25.
Colgo un invito a contemplare le bellezze del creato, perché ogni cosa è immagine della potenza di Dio e Lui ci parla attraverso gli altri, attraverso il nostro cuore e attraverso ciò che Egli a creato.
Complimenti a chi ha letto fino alla fine
Baci baci
Scrittrice di Favole - Yappa
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19:27 |
lunedì, 14 novembre 2005
in: omelie
Che tristezza, domenica in chiesa non c’era il prete che mi piace tanto e c’è stata una messa durata mezz’ora, quindi questa settimana niente omelia ma ho deciso di riportarne una di qualche settimana fa.
Buona lettura.
Omelia del 28.08.05
Vangelo: Mt 16, 21-27
Il Vangelo della settimana scorsa si apriva con la domanda ai discepoli “Chi dice la gente che sia il figlio dell’uomo?” (Mt 16,13) “Voi chi dite che io sia?” (Mt 16, 15).
Pietro risponde con sicurezza “Tu sei il Cristo” (Mt 16, 16).
Nessun’altra risposta occorre.
Il vangelo di oggi ci permette di confrontarci con la risposta del Principe degli Apostoli. Inizia qui una nuova parte del Vangelo: il cammino verso la Passione.
Durante il cammino verso Gerusalemme, Gesù aiuta i suoi, ovvero quelli che l’hanno seguito, a comprendere veramente la risposta “Tu sei il Cristo”.
Il Cristo è colui che deve soffrire, venire ucciso e risuscitare.
Questo è il progetto incomprensibile del Padre e Pietro, con le sue parole “Dio te ne guardi” (Mt 16, 22) lascia intendere il suo pensiero ovvero che il bene non sia quello che dice Gesù ma quello che dice lui, quindi Dio vuole ciò che dice lui.
Per la prima volta Gesù parla della croce. Matteo ci ha aiutato, tramite il vangelo, piano piano a comprendere che Gesù è il Cristo, da adesso in poi, invece, ci spiega cosa vuol dire ciò.
Matteo ci mostra l’abisso tra Dio e le immagini che ci facciamo su di Lui, proprio con quelle parole di Pietro: “Non ti accadrà mai, Dio te ne scampi”. Lui è sicuro che il bene per Gesà non è quello che dice Gesù ma ciò che dice lui.
Se Dio fosse la proiezione dei nostri desideri sarebbe il sommo male e non il sommo bene. A causa dei nostri errati desideri creiamo dei falsi idoli.
Con quelle parole Pietro si atteggia, infine, a maestro:
“Vade retro Satana” (Mt 16, 23) queste sono le parole che Gesù rivolge a Pietro ma attenzione, questa è solo la traduzione, infatti, cosa comprendiamo dalla frase “Lungi da me Satana”? Il significato è che Gesù respinge Pietro perché portatore di una logica lontana dal Regno “Il tuo pensiero, Pietro, è lontanto”.
In originale, o meglio, nell'esatta traduzione latina, le parole di Gesù sono “Vade post mea”, quindi invita Pietro a ritornare al posto del discepolo, alla sequela perché quello è l'unico modo per non pensare secondo gli uomini ma comprendere i misteriosi pensieri divini.
Quindi l'esatta traduzione è: “Vai dietro di me” altrimenti, avanti a Gesù, lo ostacola come Satana, come nel deserto quando il diavolo Lo tenta, Lo ostacola.
Dunque Pietro deve tornare al suo posto.
La conoscenza di Dio è dunque possibile solo nella scelta costante di seguirlo, senza ostacolarlo. Gesù si rivolge, in tutto questo, a coloro che intendono seguirlo: ai presenti e ai futuri.
Il Cristianesimo è relazione con una persona viva che Gesù non altro.
Per mantenere questa relazione lui ci propone tre esigenze:
I. Rinnegare se stessi: Pietro rinnega Gesù, non lo riconosce “Io non lo conosco”. Dunque rinnegare significa non riconoscere; Rinnegare se stessi è un non riconoscersi, non mettere se stessi al centro, ma mettere il Regno.
II. Prendere la croce: questo vuol dire essere pronti e fedeli fino al dono totale di se.
III. Perdere la propria vita per ritrovarla: nel capitolo 13 di Matteo, il contadino trova il tesoro; il mercante trovo la perla preziosa. Matteo insiste sul verbo “trovare” quindi perdere la vita, dare la vita, per ritrovarla. Trovare la vita quando si accetta di perderla, vivendola nella gioia vissuta non a metà ma nella pienezza perché il cristiano vero è felice e non triste.
Confrontiamoci dunque con le parole di Pietro: Noi vogliamo metterci davanti a Gesù così che faccia la nostra volontà, facendo i maestri, oppure vogliamo stare dietro per imparare, donandoci a Lui?
-Ricordo che questi sono gli appunti presi durante l’omelia nella Chiesa M.M.-
Un salutone a tutti e riflettere sulla frase del Vangelo di Oggi:
"Un cieco era seduto a mendicare lungo la strada" Lc 18,35
Abbiamo noi forse bisogno di elemosinare? Solo se siamo lontani da Dio, ma cosa dobbiamo chiedere agli altri, di cosa abbiamo bisogno, quando siamo pieni dell'amore di Dio?
Ancora tanti baci
Scrittrice di Favole - Yappa
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18:59 |
martedì, 08 novembre 2005
in: il mio pensiero
È da un po’ che non scrivo, tra la scuola e altro non ne ho avuto il momento e sono tornata a casa dalla Convivenza di Riporto domenica sera. È stata una magnifica esperienza e si è parlato della Teologia del Corpo, però